Bar L’Incontro…la prossima volta ci incontriamo da un’altra parte

10 Ottobre 2007 at 17:46 | In Aperitivi, Bologna, Pollice giù | Leave a Comment
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Eccoci di ritorno dopo un periodo di pausa. Siamo tornati alla caccia della nostra preda preferita: l’aperitivo. Vittima sacrificale per questa sera: Bar L’Incontro, all’incrocio tra via Galliera e via san Giuseppe. Il gruppo è carico e ben assortito. Ci sono proprio tutti: noi due girovaghi in cerca dell’aperitivo perfetto, la presidentessa ad honorem del comitato scientifico, il capo, il farfallone, l’attrice e la scacchista. Frustrati e tesi per un susseguirsi di eventi stressogeni (un protocollo sul welfare da votare, un governo in crisi perenne e sto’ cazzo di autunno che incalza), ci sediamo con l’idea di far evaporare pensieri e preoccupazioni.

Purtroppo questa volta, il destino non ci sorride. Pur nella sua apparenza innocua, il locale ci delude…eh sì, qualche volta risulta necessario essere risoluti e determinati e arrivare direttamente al punto. Mio caro Bar L’Incontro devi fare di più se vuoi meritarti il pollice su. Non si conquista da un giorno all’altro, bisogna dimostrare di essere veramente cambiati, di applicarsi e di portare il cliente al centro della propria strategia.

Il posto si situa dietro l’Arena del Sole e rispetta letteralmente il nome che gli è stato attribuito: l’incontro. E’ infatti un punto di passaggio per pedoni, motorini, bici e un punto di incontro per un gruppo di esagitati che forse pensavano di essere nel Bronx bolognese…ma forse avevano solo perso la tramontana. Essendo all’incrocio tra due strade, i tavoli esterni del locale si sviluppano lungo le due vie percorrendone il perimetro. Noi ci siamo seduti lungo via San Giuseppe riparati da una sorta di gazebo in ferro battuto. Il grigiore delle sedie in alluminio, il buio ormai avanzato e la prolungata attesa per l’arrivo del cameriere cominciavano ad esercitare una torsione del pollice verso il basso. Ma io e il mio collega abbiamo deciso di non essere così precipitosi e di attendere prima di formulare un giudizio. Alla fine una seconda possibilità non si nega a nessuno…

Il cameriere dopo tanto attendere viene a prendere le ordinazioni…forse aspettava che si componesse tutto il gruppo…ma la logica vuole che dopo alcuni minuti uno venga almeno a prendere informazioni per dare al cliente la percezione di essere di qualche interesse. Ordiniamo tutti. La scelta è ampia tra birre, vini rossi e bianchi e i classici cocktail da aperitivo. Poco dopo le ordinazioni ritorna il cameriere con i nostri bicchieri. Distribuisce con grazia gli ampi bicchieri da vino e ci chiede subito il conto. Mio punto di vista personale è che se uno ti chiede il conto ad ogni giro rischia di lasciare il tempo di riflettere su quanto si ha in tasca, ponderando giro per giro. Se invece si raccoglie tutto alla fine un cliente non si sente marcato stretto dalla costrizione finanziaria. E poi mi sa di poco carino…bevo-pago…azione-reazione….ma diamoci un attimo di pace. Ma non è questo che ha influito in maniera decisiva sul giudizio negativo…

Il vino a dire il vero è buono (4 euro a bicchiere e 20 euro la bottiglia- prendendo come riferimento il nero d’avola), il rosso è sembrato un pò troppo caldo, una temperatura ambiente leggermente surriscaldata…ma non è questo che ha influito in maniera decisiva.

Il cameriere ci comunica, solo dietro sollecito, che all’interno c’è il “buffet” e la cosa mi lascia piuttosto perplesso. Mi alzo ed insieme al farfallone vado a fare un tour dentro il bar. Ora, non per fare della polemica, ma chiamare “buffet” quattro piatti in croce il cui contenuto sembra ripetersi in modo fin troppo regolare mi sembra un po’ troppo. Insomma da un buffet ci aspettiamo ben altro!! Diamo una veloce definizione così da aiutare i gestori nell’allestimento:

Buffet: singolare maschile di origini chiaramente francesi che indica un assortimento variopinto di cibarie di tutte le specie. Particolarmente apprezzato è il buffet che offre accoppiamenti di cibo originale e classico allo stesso tempo. Si caratterizza per l’abbondanza di cibo che riesce a concentrarsi anche in spazi piccoli proponendo diverse soluzioni stilistiche:

  • buffet a torre, usato tipicamente in piccoli ambienti dove la carenza di spazio orizzonatale è compensata dallo sfruttamento della dimensione verticale. In questo tipo di buffet la vera abilità sta nello sfruttare tutte le superfici utilizzabili, tavolini, mensole, attaccapanni, etc… la fantasia è elemento preponderante.
  • buffet distribuito, come nel caso del buffet a torre è usato quando gli spazi sono limitati, ma tali da poter proporre il buffet in più stanze. Si caratterizza quindi da piccoli buffet che messi insieme ne formano uno grande se non enorme. Molto apprezzato nei casi in cui si vuole socializzare perchè impone di muovere il culo da una stanza all’altra e spinge a dare consigli agli altri avventori spesso in maniera ironica.
  • buffet a distesa, utilizzato quando lo spazio non è un problema, si caratterizza dall’incredibile quantità e varietà di leccornie distribuite su una superficie piana che di solito si materializza come tavolo di almeno 8 metri di lunghezza. L’abbondanza di cibo tanto varia e concentrata può portare grosse emozioni e non sono pochi i casi di gente che si è sentita venir meno.

Finita questa digressione torniamo a noi. Carichiamo 2 piatti di carta di pizzette, crostini con salse maionesate e messicaneggianti, pezzetti di crescenta bolognese e mortadella, patatine tacos e praticamente svuotiamo i rifornimenti del bar. Ora voi penserete “chissà quante cose avete preso!?”, ma invece come si può notare dalla foto sottostante scattata appena tornati al tavolo, i piatti sono a mala pena pieni.

bar l’incontro

Fate conto che una volta usciti con i nostri piatti sia rimasto circa altrettanto nei piatti del bar. Ovviamente dopo hanno aggiunto qualcosa per rimpinguare i piatti rimasti deserti, ma non è piacevole quando rimane la sensazione di portare via quasi tutto quello che c’è. Molto meglio allontanarsi con la consapevolezza che ci siano ancora tante cose da assaggiare al secondo giro :)

Mentre il pollice termina ormai del tutto la sua rotazione verso il basso la serata procede con un secondo giro di vino (il rosso se possibile più caldo di prima) e un altro piatto tristemente assortito di cibo. Per fortuna che la nostra pazzia porta i suoi frutti e non so come ad un certo punto ci ritroviamo a parlare di Chef Tony! Presente no? Dai, quello della pubblicità dei coltelli che si divertiva a tagliare scarponi e lastre di marmo per far vedere la qualità irraggiungibili di tali strumenti. La verione in italiano poi lasciava esterefatti per il doppiaggio assolutamente incoerente con i movimenti della sua bocca :D

Per chi non si ricordasse o non sapesse chi è facciamo un’altra piccola digressione con questo filmato (in lingua originale)

Tutto questo per dire che a un certo punto non ricordo chi ci ha dato la notizia della sua dipartita (forse la scacchista??) lasciandoci di stucco. La battuta del fatto che sia morto tagliandosi mi è nata spontanea e ha scatenato l’ilarità generale. Comunque pare (per fortuna) che sta storia della sua morte sia una leggenda metropolitana, almeno questo è quello che si legge da wikipedia

Chef Tony (al secolo Anthony Notaro) è un famoso televenditore statunitense, noto soprattutto per uno spot in cui promuove una marca di coltelli da cucina.
[...]

Da alcuni anni circola regolarmente una leggenda metropolitana secondo la quale Notaro sarebbe morto. Tale informazione è infondata (è immortale- nostra citazione).

Alla fine della serata ci allontaniamo dal locale con la certezza che si legge nel titolo dell’articolo. La prossima volta ci incontriamo altrove!

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