Aperipiadella… facciamolo crescere un po’
26 Ottobre 2007 at 18:11 | In Aperitivi, Bologna, Da rivedere | 7 CommentsTags: Aperipiadella, via Saragozza
Dove andiamo stavolta? E’ con questa domanda in testa che ci muoviamo verso il nostro ancora ignoto obiettivo. Decidiamo di dirigerci verso via Saragozza per esplorare nuovi orizzonti. La giornata è uggiosa ed una fastidiosa pioggerellina non fa che infastidire i nostri animi già turbati per altre ragioni.
Passiamo un paio di locali che sicuramente saranno meta di nostre future escursioni, ma non ci lasciamo tentare e tiriamo dritto percorrendo tutta via Nosadella fino all’incrocio con via Saragozza. A questo punto svoltiamo a destra sperando di trovare qualcosa che soddisfi la nostra ormai nota curiosità.
Passiamo davanti ad una vetrina il cui interno colorato attrae la nostra attenzione, ma solo dopo averla oltrepassata ci guardiamo con sguardo interrogativo e torniamo sui nostri passi. Sbirciamo meglio dentro la vetrina e ci accorgiamo che pare proprio un… locale… beh non ne siamo così sicuri… rimaniamo interdetti davanti alla vetrina cercando di capire se il locale offrirà aperitivi o no. L’ingresso è costituito da una porta finestra sita accanto alla vetrina, ma non vogliamo dare troppo nell’occhio mettendoci a guardare dentro.
Dopo un rapido ripasso dei rischi che possiamo correre entrando in un posto che non serva aperitivi è il nome che ci fa optare per l’ingresso. Aperipiadella è un nome alquanto buffo, un incrocio di suggestioni tra aperitivo-piadina-tigella e soprattutto contiene la parolina magica: “per favore?”… ma no, è semplice dai, A-P-E-R-I-T-I-V-O!
A questo punto non abbiamo più dubbi e ci fiondiamo dentro il locale
Spingiamo la porta, arancione, ed entriamo nel locale con fare circospetto. Ci avviciniamo al bancone e con un sorriso ebete tra chi chiede e chi prende in giro
“Avevamo voglia di un aperitivo e ci stavamo chiedendo se è possibile averlo all’Aperipiadella?”
“Certo, prego accomodatevi” ci viene risposto
“No perchè sai, siamo dei virtuosi dell’aperitivo…”
“Giusto giusto, ce ne fossero di più…”
e allora con il mio compare ci consultiamo telepaticamente “cazzo, è proprio un vero locale”…fico…sembra un negozio di candele colorate, quei negozi in cui non sai mai cosa vendono o meglio, come fanno a campare su quello che vendono. Prima di prendere posto ci accorgiamo che la porta non si è chiusa da sola ma ha bisogno di una spinta di incoraggiamento. Ricordarsi, soprattutto con l’arrivo del freddo, di chiudere la porta!!
La prima stanza che si incontra è la cabina comandi dove c’è il bancone e dove gli amici sostano a chiaccherare con il gestore, un giovane ragazzo con un sorriso cordiale mai di circostanza. Siamo indecisi se rimanere nell’accogliente cabina comandi dove sono presenti alcuni tavolini e sgabelloni o dirigerci nella sala vetrina a fianco. Optiamo per la seconda ipotesi se non altro per sondare interamente il locale e, una volta entrati rimaniamo un po’ interdetti dall’arredamento, nel senso che facciamo fatica a capire su cosa possiamo sederci e su cosa no. Per fortuna il gestore ci viene in soccorso e mentre noi mimiamo di sederci alla Fantozzi in posti improbabili ci assicura su dove appoggiare i nostri fondoschiena. Il problema più che altro si è posto per la presenza di tavolinetti di cartone tipo origami che potevano avere sia la funzione di tavolino che di appoggio per la seduta.
Ci accomodiamo, anche se la parola comodo non si confà particolarmente a questo tipo di arredamento che se da una parte è originale e colorato dall’altro risulta poco pratico, soprattutto per me che sono appoggiato di schiena alla vetrina e, sottoposto alla prima legge della termodinamica, raggiungo pian piano uno stato di equilibrio tra la mia temperatura e quella del vetro che si trova a sua volta a contatto con l’aria pungente esterna. Risultato: dopo un’oretta il vetro, spalleggiato dall’aria e quindi dal mondo, ha la meglio sul mio corpo che inizia a subire un principio di congelamento.
L’effetto vetrina svolge il suo compitino anche nel vero e proprio significato che siamo soliti dare a codesto oggetto. Diverse persone si fermano e ci guardano lì in vetrina probabilmente chiedendosi come cavolo abbiamo fatto ad entrare lì dentro e noi ci facciamo diverse risate divertiti dalla situazione. Inizio anche a comprendere cosa provano i manichini
Come prima ordinazione prendiamo una birra bionda e uno spritz accompagnati da un ironico “ovviamente volete anche degli stuzzichini?” del gestore.
Notare il piacevole abbinamento cromatico dell’aperitivo!
Quando giunge il ragazzo con le ordinazioni le bevande sono accompagnate da un tagliere con tranci di piada con prosciutto e formaggio, tartine con salsa rosa e una ciotolina di patatine nachos. Non tante cose, ma se non altro la piadina è buona. Non male anche lo spritz che mi pare ben calibrato. La sala vetrina non ci convince pienamente, le idee sono buone i colori, l’arredamento originale, le foto magnetiche appese ai lati che richiamano i colori autunnali e che a detta del gestore verranno cambiate a seconda della stagione, le candele sparse un po’ dappertutto, ma il tutto è pervaso da un’atmosfera di incompletezza. La mancanza di musica viene colmata solo da un certo orario e le luci al neon con la loro luce bianca non aiutano e rendono un po’ troppo freddina la stanza (come se non bastasse il vetro conficcato nella mia schiena
).
Decidiamo di indagare e il gestore ci dice che devono risistemare la stanza, per fortuna lo stile dovrebbe mantenersi sul genere. Dopo qualche altra domanda a cui ci risponde con piacere si congeda e torna nella cabina di comando. Nel contempo giunge anche Rosam e visto che non arrivano altri rifornimenti da noi sperati decidiamo di mettere il locale alla prova ed ordinare dell’altro.
Con 3 Weisse ci portano un altro tagliere con una piada alla mozzarella tagliata a spicchi e altre patatine nachos. Mentre discutiamo sul fatto che ci aspettavamo più stuzzichini da un locale dal nome che richiama l’aperitivo, il mio compagno di avventure inizia a filosofeggiare sul possibile utilizzo della sua base d’appoggio origameggiante (vedi foto sopra, ma più piccola) e ci fa notare come chiudendo a fisarmonica l’origamo venga prodotto, al suo rilascio, un piacevole e rinfrescante getto d’aria nelle zone a contatto con esso. Non entriamo nel dettaglio perchè potrebbero leggerci anche dei minori
Per concludere ci viene offerta un’altra ciotola di nachos con salsina messicana. Insomma un locale interessante e piuttosto originale in cui passare una serata tranquilla con alcune pecche di gioventù che speriamo vengano colmate al più presto.
PS: dimenticavo, per 4 birre e uno spritz abbiamo speso 16 euro (?)… chiedo conferma a rosam che ha gentilmente offerto
7 Commenti »
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rosam conferma…
Comment di rosam — 27 Ottobre 2007 #
Yo soy segura que se dice nachos y no tacos
Comment di Mexicana — 28 Ottobre 2007 #
o “patatine tacos”. Pero tu blog es muy divertido.
Comment di Mexicana — 28 Ottobre 2007 #
Soy muy feliz que nuestro blog te ha divertido mucho y muchas gracias por tu consejo…sigues leyendo a nuestro blog
Comment di dallog — 28 Ottobre 2007 #
@Mexicana
Hola Mexicana
yo pienso que tu tienes razón… gracias, correjo inmediatamente.
@dallog
uau! tuyo español es mejor del año pasado… mmhmm… ¿cuanto tiempo has empleado para escribir aquella frase?
Comment di bato — 29 Ottobre 2007 #
Vorrei sapere come si chiama il cameriere carinissimo con gli occhi azzurri..se qlc lo sa me lo dica!Thanx!
Comment di Ely — 18 Febbraio 2008 #
Il cameriere è il mio ragazzo.
Quindi si chiama ragazzodisilvia.
evitiamo di rompere le balle eh..
Comment di Silvia — 30 Marzo 2008 #