Alto tasso…dopo l’aperitivo è uno spasso!!
24 Dicembre 2007 at 18:17 | In Aperitivi, Bologna, Pollice a mezzo | Leave a CommentTags: Alto tasso, piazza San Francesco
Già con il cappello di Babbio Natale pensiamo al prossimo aperitivo. Dopo una rapida consultazione con membri fidati e puntuali, addirittura svizzeri, e una consulenza esterna con il team di invitatiacena decidiamo di esplorare l’Alto Tasso, in piazza S. Francesco. Già la mattinata si apre con una freddura degna di Punman, che evitiamo di riportare trovandoci nella fascia di massima esposizione ai lettori…provate voi ad indovinare (…è un gioco con il nome del locale). Ma partiamo comunque. Lasciandoci alle spalle le fatiche di un anno andiamo con la mente libera ma il corpo pesantissimo verso la nostra meta. All’inizio siamo i tre moschettieri dell’aperitivo: dallog, bato e rosam. Gli altri per una ragione o per l’altra hanno desistito dall’ultima curva…chi per tutelare la salute e chi per fuggire ogni tipo di tentazione compromettente.
Entriamo nel locale passando per diverse aree a temperature diverse. Area esterna…freddo boia, ingresso coperto con due tavolini ai lati…freddo, area bancone…superaffollata da gente e quindi effetto bue e asinello garantito…e dulcis in fundo, la sala da svacco, o degustazione per i palati più fini…clima accogliente. Dopo aver vinto l’escursione termica ci sediamo al tavolo e ordiniamo subito da bere. Si alza Rosam per fare gli onori di casa. Ritorna con un buon vino toscano sfuso (1 litro 9 euro) e alcuni stuzzichini. Vino da osteria, dove la dimensione strumentale prevale sulla dimensione finale. Ossia, buono per ubriacarsi con dignità.
La sala da svacco è molto semplice. Tavoli di legno distribuiti, non con troppa precisione, per l’intera area e alle pareti si appoggiano dei tini di metallo a custodire gelosamente gli ettolitri di vino. La semplicità del locale non deve confondersi però con trascuratezza. È una semplicità voluta per dare il gusto di una sobrietà alcolica al locale. Ti senti proprio come all’interno di una cantina dove la gente non appare ma è. Un ambiente che ti porta a prendere la vita con leggerezza, sospingendo al domani le eccessive complessità in cui spesso ci si inerpica
Dopo il primo litro si unisce a noi l’attrice, che comincia subito ad ingurgitare vino in gran quantità…senza smettere per tutta la sera, alla fine assumerà lo pseudonimo di “Patatina fritta”.
L’attrice, ormai fritta come una patatina, ci obbliga, quasi sotto minaccia, ad ordinare un altro litro di vino toscano. Atterriti da tanta veemenza, ci alziamo e con le gambe che fanno giacomo-giacomo…andiamo ad ordinare e raccogliere altri stuzzichini. E qui sorge spontanea la nota dolente. Non è proprio un posto per aperitivi nel senso “happy hour” del termine. Il bancone è sì pieno di ciotole o ciotoline ma il contenuto non va oltre a patatine o quadratini di pan carrè farcito. Il fatto che non ci siano foto a rappresentare le escursioni stuzzicherecce non è una dimenticanza ma è dettato dall’assenza di oggetti da fotografare. Insomma una vera miseria. Siamo perplessi su quale direzione dare al nostro pollice. Contando l’alta personalità del locale e l’imbarazzante generosità del buffet propendiamo per un pollice a mezzo, consigliandovi di andarci dopo l’ora dell’aperitivo.
La serata infatti è stata incantevole. Ormai colmi di patatine e tartine insapori, abdichiamo e decidiamo di chiudere l’aperitivo e buttarci su una cena più consistente. Taglieri a traghetti e vino a fiumi ci accompagnano fino oltre la mezzanotte. Ma non siamo soli. A noi si sono uniti punman, punwoman e due punboys, un bizzarro connubbio italo-giapponese in cui fa capolino un’ammirazione nei confronti di Er Monnezza e simili da parte giapponese che si integra con uno studio della cucina nipponica da parte italiana. Per inciso, ci viene detto che i ristoranti giapponesi di Bologna sono tutti gestiti da cinesi che non fanno la vera cucina giapponese, molto meglio quella del cuoco provetto del duo punboys… che fregatura! Comunque, se qualche buon’anima volesse indagare a fondo sulla questione ci faccia sapere il risultato finale.
Tra frizzi e lazzi la serata è proseguita con allegria balbuziente, ma a tratti galoppante. Quando decidiamo che è giunta l’ora del ritiro ci dirigiamo all’uscita del locale e, arrivati alla cassa, nessuno si ricorda cosa abbiamo preso e in quale quantità… barista compresa… dopo un attimo di esitazione e alcune trattazioni (in cui approfitto per lasciare accanto al bancone il biglietto da visita) paghiamo e usciamo nuovamente “al freddo e al gelo”… tanto per fare una citazione natalizia… se volete potete anche cantare
Ancora nessun commento. »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Lascia un commento
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.





